Etna ‘ngeniousa. Il genio che si nutre della Terra. (di Lisa Bachis)

Etna ‘ngeniousa. Il genio che si nutre della Terra.
( di Lisa Bachis)

Io li conosco, siamo amici, sono loro affezionata. Posso tranquillamente considerarmi “di parte”. L’amicizia tuttavia è un sentimento che si coltiva, ci si mette cura e lo si preserva dai cambi stagionali. L’amicizia, si custodisce come fa il contadino con la terra. L’amicizia è fiducia, e la fiducia deve essere ben riposta e non esula dal confronto. Ci si dice la verità, si è diretti, tra amici. Dunque, è vero, io sono “di parte” quando parlo dei ragazzi di Etna ‘ngeniousa; lo sono perché “essere di parte”, comporta fare una scelta e induce a fare la propria parte. Io sono di parte, perché sto dalla loro parte.
Ma qual è questa “parte”? Semplice: io sto dalla loro parte, perché loro stanno dalla parte della loro terra. Noi ci siamo incontrati, abbiamo scambiato sintonie ed energie, che conducono dritti alla Terra. La nostra Terra! Un’isola che è uno scrigno e racchiude un mondo. Anzi, no! Racchiude numerosi mondi, miscela di paesaggio, storia, etnie differenti, culture millenarie, tradizioni e memorie; tante memorie. La Sicilia è femmina: madre, figlia, sorella, sposa e vedova. Siamo legati a lei; i ragazzi di Etna ‘ngeniousa lo sono e lo raccontano, ogni giorno.
Mi piace “essere di parte”, perché hanno fatto e fanno, quotidianamente, una scelta coraggiosa: restare in questa Isola, che è chiusa ed aperta. Porta e ponte. Rifugio e prigione. Sono consapevoli del loro impegno; sono di parte anche loro. Dalla parte buona.
Tutto prende avvio dal senso dell’accoglienza, i sorrisi e la competenza. Preparazione e professionalità non sono cose che si improvvisano; si costruiscono piano. Si ara il campo, lo si concima, ci si prende cura della terra. I ragazzi di Etna ‘ngeniousa si prendono cura della Terra, dandole voce attraverso le narrazioni, le visite che mostrano le viscere delle nostre città, dei nostri borghi. Lo fanno con garbo perché carezzano le pieghe degli edifici, ne mettono in luce gli angoli nascosti, nel rispetto delle ombre che si aggirano tra i vicoli. Ombre che sono spettatori muti ma che un tempo, erano persone che hanno dato senso alla vita dei luoghi.
Sono ‘ngeniousi per diritto di nascita! So che hanno il favore della Muntagna, l’Etna: madre e matrigna. Ma hanno anche il cuore, la generosità della gente di Sicilia. Sono legati alla Muntagna ed alla loro città Catania però non si fermano a questo. Sanno andare in profondità, dritti al nucleo della loro Terra. L’Etna in fondo, è parte anch’essa di un tutto: la Sicilia.
Avete mai provato a trascorrere una giornata in loro compagnia? Non offrono semplici escursioni o visite alla città. Coinvolgono, emozionando, e quando rientri a casa, ti senti più ricco ed in pace con ciò che ti circonda.
Si tratta di una sperimentazione del viaggio nel viaggio, ciò che offrono. Il viaggio alla scoperta della Bellezza nell’esercizio del senso della meraviglia, come spesso amo dire. Ed il viaggio interiore, che ciascuno di noi compie quando decide di intraprendere un percorso.
Certo, lo so, io sono di parte. Eppure, questa è la parte che mi ha convinto a seguirli. Non vi dico l’emozione che ancora mi porto cucita addosso, da quel giorno di settembre dello scorso anno. Presentare il mio ultimo lavoro sulla terrazza della Badia di Sant’Agata, non è esperienza facile da descrivere. Bisogna starci dentro. Bisogna viverla sino al momento cruciale: quello in cui senti le lacrime di gioia che ti pungono gli occhi e spingono per venire fuori.
Vi invito a conoscerli i ragazzi di Etna ‘ngeniousa. Molti di voi già hanno maturato esperienze simili alla mia. Agli altri, suggerisco di non sottrarsi a qualcosa di unico.
Però sia chiaro: io sono “di parte” e ci voglio stare dalla loro parte, perché mi ci riconosco! Riconosco tutta la potenza rivoluzionaria del custodire la Bellezza di questa Isola. Ed in chiusura, lascerò loro una traccia mia. Un’impronta. La lascio per i Custodi e la lascio per la Terra.

«I contadini sono soliti lasciare tre frutti sulla pianta.
Il primo, è per il Cielo; il secondo, è per la Terra.
Il terzo, è per la Pianta.
Il Cielo, dunque, benedica l’offerta dei mortali.
La Terra, fecondi le messi per il loro sostentamento.
La Pianta, porti testimonianza del luogo della loro nascita
e faccia ombra nell’ora della dipartita».
(Benedizione, da Impressioni in fase d’ascolto)

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