IL CALAPRANZI – Note di Regia

Coltraro-Puglia. Foto Gianluigi Primaverile

NOTE DI REGIA
“ Il paradosso di comunicare che non c’è niente da comunicare…”

Dopo il successo dell’ALBA DEL TERZO MILLENNIO, Cosimo Coltraro ed Emanuele Puglia tornano con una nuova commedia in un atto di Harold Pinter: IL CALAPRANZI, opera breve e densa, contrassegnata da uno straordinario rigore formale e da un’incredibile economia espressiva.
In uno squallido seminterrato due uomini, Ben e Gus sono in attesa di qualcosa. Ben è il più autoritario e trascorre il tempo leggendo il giornale, Gus invece è passivo ma è l’unico che utilizza la parola in modo positivo, facendo domande, le quali però non trovano mai risposta. Ne derivano dialoghi vuoti, illogici, irrazionali.
Di chiara influenza beckettiana (Pinter e Beckett erano tra l’altro buoni amici), lo spettacolo presenta un’iniziale (e apparente) situazione innocente che diventa man mano sempre più assurda e minacciosa. È un linguaggio impazzito quello che Pinter utilizza: le parole sono obbligate al paradosso di volere comunicare che non c’è niente da comunicare.
Il teatro del novecento attraverso uno dei suoi migliori interpreti irrompe al Canovaccio. “Il miele della follia”, tema scelto per la stagione 2013/2014 della rassegna XXI IN SCENA si arricchisce di un nuovo e prezioso tesoro.

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