CONTAMINATA – Note di Regia

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“Ognuno di noi è dipendente in qualche misura dagli altri, tutti noi abbiamo bisogno di approvazione, empatia, di conferme e ammirazione, per sostenerci e per regolare la nostra autostima. Ma la dipendenza affettiva può raggiungere una forma così estrema da diventare patologica.”

Questo nuovo spettacolo nasce dal desiderio di mettere in scena una condizione a volte incontrollabile, con il potere di comandare tutta l’esistenza di un singolo individuo e, spesso, tutta una società.

Quattro donne sulla scena e attorno un piccolo mondo, finto e irraggiungibile, un ampliamento di certe riviste patinate che trattano di vintage: un paradiso femminile a prima vista di tendenza, poi via via vistosamente in decadenza. Loro, figurine anni 50, sfumature di un femminile in cerca di sé stesso, disperatamente arrabattato nel confronto, nell’emancipazione, nel sentirsi immune dal bisogno di piacere, attrarre, sedurre, accogliere, CURARE.

La cura, predispone che il centro del proprio universo sia l’altro, necessita che l’altro determini tempi e spazi, bisogni e dunque parliamo di un femminile fuori da sé, in balia di stimoli, risposte, comandi.

E’ sottile la confusione che si crea quando una relazione diventa dipendenza: mascheriamo di solidarietà, compassione, aiuto, sostegno, AMORE una dipendenza che non ha nulla da invidiare a quelle più riconosciute, ci leghiamo patologicamente all’idea che senza quella relazione non esistiamo e per questo la dobbiamo mantenere ad ogni costo, senza permettere che muti, che si adatti a nuove esigenze, che finisca.

Le conseguenze di tutto ciò possono essere distruttive al punto che la donna scambiando l’amore per possesso e la relazione di coppia come l’unica possibilità di riscatto si illude di poter sopraffare l’abbandono e rinuncia alla sua stessa vita in un atto di cannibalismo che, attraverso acidi succhi gastrici e divampante fuoco, annienta per sempre il dolore orticante causato da una insopportabile separazione.

Il ritmo dello spettacolo, che può sembrare una tragedia, condurrà lo spettatore a sorridere dì queste donne che si arrabattano alla ricerca di uno spicchio d’amore e attraverso un patto di intensa tenerezza imparerò a conoscerle e a conoscere l’Anna Cappelli che è in ognuno di noi.

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