La Porta – Note di Regia

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Quando ho scritto questo spettacolo ero impegnato nella ricerca di quella che, qualche tempo dopo, sarebbe diventata la mia casa nel centro storico di questa mia amata, odiata, insostituibile ed indifendibile Catania. Ed è proprio mentre navigavo a vista all’interno dello strano meccanismo delle cosiddette inserzioni sugli immobili che ebbi modo di riflettere sullo stravagante utilizzo delle parole da parte dei giornali (e non solo); questa “obbligata” esperienza mi diede la possibilità di esprimere creativamente, attraverso il teatro, un pensiero che ho sempre custodito sotto la mia pelle e pioù volte palesato nei confronti con la quotidianità: “inflazione e il declassamento delle parole“.

Ecco perchè ho, da subito, definito “La Porta” come un’istantanea del tempo attuale; un fotogramma che individua la distanza tra il piccolo mondo reale fatto di crisi di identità, di coppia, di valori ed il grande universo guidato dai potenti del sistema delle comunicazioni, un mondo in cui la crisi dei linguaggi coerenti e la carenza di confronti concreti, determinano spesso disagi emblematici che viaggiano anche attraverso i circuiti drammatici delle guerre e delle sofferenze dei cosiddetti “popoli minori”. Confronti precari o addirittura mancanti che, invece, dovrebbero e potrebbero mirare ad obiettivi più concreti, di reciproco ascolto e di spostamento dell’orizzonte di comprensione al di là dell’ombra del proprio naso, confronti capaci di individuare le verità assolute e creare valore verso un punto di confine che, in fondo, non è poi così distante rispetto a come non riusciamo a percepire. Ed è proprio attraverso il dono della parola che, credo fortemente, si dovrebbe intervenire, riconoscendo e riconsegnando alla stessa il suo significato più autentico: la descrizione della bellezza, per esempio. Quella che qualifica l’arte, la letteratura, i versi dei poeti.

Il sentiero che conduce al confine (inteso come punto di intesa e non più come trincea) per uomini, etnie, culture, non può che essere riprogrammato attraverso una nuova e più sana modalità di comunicare, rilanciando l’attenzione ai valori primari, senza armi, nè veleni.

Nicola Costa

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