“Come per Gioco” – Note di Regia

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COME PER GIOCO – i cui personaggi e le loro storie sono già noti al pubblico –  rappresenta il dramma esistenziale tipico dell’uomo comune: avere il coraggio di affrontare la vita di tutti i giorni incarnando gli aspetti valoriali e significativi da un punto di vista esistenziale.

Nel caso di bambini, si riferisce ai loro “piccoli” problemi, come assecondare le regole, avere disciplina, interagire con i coetanei. La bambina, protagonista della storia, incontra i vari personaggi delle fiabe in un bosco incantato: chi non ha mai pensato quanto sia più facile una vita vissuta in un bosco, anzichè fra le rumorose strade di una città? La bambina che “rinnega” la propria esistenza fatta di piccole cose di tutti i giorni, come andare a scuola, alla fine, dopo l’esperienza maturata nel bosco, manifesta un cambiamento: la scelta di entrare a far parte del proprio mondo, con maggiore consapevolezza.

L’esistenza va vissuta rintracciando, in tutte le esperienza vissute, ciò che vi è di positivo che equivale anche ad un insegnamento per la vita. Ma ciò avviene anche quando un pensiero particolare viene rivolto ai sogni. I cavalieri della nostra esistenza, fondamentali per far sì che la nostra vita diventi oltre che una scelta etica un gioco di speranza, di conoscenza e di creatività.

Il bosco maieutico costituisce un mezzo per “capire” per rintracciarne un insegnamento, piuttosto che una prescrizione retorica. I personaggi comunicano dialetticamente e utilizzano “l’arte della levatrice” in senso socratico, ovvero tirano fuori dalla bambina pensieri e insegnamenti. Il rapporto con i personaggi è ideologico: ciascun personaggio “porta alla luce” piccole verità della vita di tutti i giorni. Le piccole verità che come in un gioco di prestigio coincidono con i valori universali. Essi proprio nei momenti di crisi, che sia esistenziale o socio economica, ci sostengono e ci aiutano a capire che proprio in certi momenti sarebbe meglio fare “resistenza armata”, in senso valoriale.

I personaggi vanno incontro al loro destino, nel senso che più che rassegnarsi ai capiricci della sorte, si assumono la propria esistenza, con tutto ciò che comporta. Ricercano nuovi significati e, grazie ad un processo di consapevolezzza apprendono l’arte della trasformazione creativa che permette loro di plasmare il proprio destino, piuttosto che rimanerne vittime.

Per la messa in scena, abbiamo pensato di utilizzare tre solidi colorati che scena per scena assumono significati diversi fingendo sempre un nuovo ambiente. Un gioco questo, che pensiamo possa essere fortemente stimolante per l’immaginazione del giovane pubblico, destinatario privilegiato del nostro spettacolo. I personaggi delle fiabe che il nonno e la bambina incontrano nel loro cammino, portano in scena gli oggetti simbolo della loro storia, e che proprio per questo sono anche la manifestazione tangibile di quel complesso di virtù e di valori che costituiscono tappa di crescita imprescindibile e quanto mai necessaria.

MARINA ALESSANDRA INTELISANO – NICOLA ALBERTO OROFINO

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