Letture ‘nginiuse sotto l’ombrellone – La zza Lisa

Foto Andrea Mirabella

Chiunque arrivi o parta da Catania diretto alle assolate lande d’a Chiana, o che più prosaicamente vada al Centro commerciale, attraversa la “Via Zia Lisa“.

Ma chi era costei???

In questa contrada all’ingresso di Catania anticamente sgorgava la famosa “Fonte dell’Acqua Santa”, che gorgogliava all’interno di una sorta di pozzo artesiano, e le cui acque – quando questo territorio era tutto ricoperto da fertili giardini – incanalate attraverso un piccolo acquedotto erano usate per irrigare i terreni circostanti.

Questa fonte è descritta così dal poeta Salvatore Sciuto nel 1840:

… nisceva ‘n’acqua a culuri di ramu,
di tuttu tempu, senza ca siccava,l
e frisca e duci e limpida specchiava.
‘St’acqua vagnava un pezzu di chianura
ccu diversa racina e varii frutti,
e un urticeddu riccu di virdura,
jennu lassannu li scuscisi asciutti.
Pri taliari la so ramatura
di tanti parti vinivanu tutti;
e l’acidduzzi di ‘sti lochi lochi
visitavanu ‘st’acqua a canti e giochi..

La posizione di questa contrada all’ingresso della città, ne aveva fatto fin dai tempi più antichi zona di fondaci, nei quali forestieri e viandanti, carrettieri e messaggeri postali trovavano sempre nei loro viaggi oltre alla possibilità di poter riposare anche quella di mangiare.

Il fondaco più famoso si trovava proprio nelle vicinanze di questa fonte ed era proprio quello della Zia Lisa e – secondo quanto tramandato dalla tradizione – sorgeva proprio all’inizio della strada attuale, e il continuo movimento di persone che vi si poteva trovare a qualsiasi ora era divenuto proverbiale a Catania. Chissà forse ancora oggi fra i vecchi catanesi quando ci si trova in un posto molto affollato si sente dire “Pari ‘u funnucu d”a zza Lisa“.

Di questa celebre funnacara, la tradizione racconta anche la bellezza non comune, testimoniato anche da un mezzo busto in marmo che fino al secolo scorso si ergeva su una colonna nei pressi del Fondo Asmundo, mentre il marito veniva chiamato “lu Zzu Cicciu, burritta pilusa“.

Altri studiosi negano la veridicità di questa tradizione, e si rifanno a più complesse fonti classiche per spiegare la denominazione da Theia Elysia, cioè Divini Elisi, per definire la bellezza della zona.

Ma come sempre le tradizioni popolari sono molto più simpatiche, e ci permettono chiudendo gli occhi di proiettarci in una realtà per noi oggi sconosciuta, di un mondo “rusticano” e popolare, con un viavai di carretti, cavalli e muli che animavano questo quartiere ad ogni ora del giorno, in un crogiolo di tipi umani straordinario.

Anima di una Catania e di un mondo che non esistono più.

Matilde Russo

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