Rocca Salvatesta

Tutti conoscono questa montagna come Rocca Novara, ma se a un abitante locale chiedereste: mi sa indicare Rocca Novara???? Bu…….. Non saprebbe cosa dirvi!!!!!

Questo itinerario che sto per descrivere, non è la classica passeggiata domenicale, io la definisco la “apoteosi” dei monti Peloritani; la forma della punta, la collocazione geografica, la formazione geologica, rendono Rocca Salvatesta unica nel suo genere, molti la definiscono la montagna dolomitica, per la forma che ha, per la composizione geologica, altri piuttosto la definiscono il Cervino di Sicilia.

Per raggiungere Rocca Salvatesta da Catania o da Messina, basta prendere l’autostrada A 19, percorrerla fino all’Uscita Giardini Naxos, proseguire in direzione Francavilla di Sicilia, qui, arrivati in paese, bisogna seguire le indicazioni Novara di Sicilia (S.S. 185), dopo circa 6 Km, ci si trova davanti ad un bivio, la strada a destra indica la direzione Novara di Sicilia, bisogna prendere questa strada e percorrerla per circa 20 Km, fino a giungere in una zona boscosa di Pini, i quali aprono le porte ad uno scenario suggestivo, la visione del Cervino di Sicilia, Rocca Salvatesta 1350 s.l.m.; (noterete un cartello che indica Sella Mandrazzi),  si prosegue sempre dritto sulla S.S. 185 fino al km 24 + 600, rileverete questa scritta sul guard rail di sinistra, di fronte a questa scritta, vedrete una salita con un’area attrezzata, questo è l’inizio del sentiero natura che vi porterà in cima alla rocca.

Il sentiero è privo di segnaletica, bisogna fare una serie di tornanti fino a scollinare in un paesaggio aperto ai 2 mari: Tirreno a Ionio; una volta giunti sul pianoro, bisogna immediatamente girare a destra e seguire il sentiero per circa 1 Km, incontrerete un felceto, lo superate, di fronte a voi un bivio, una strada a sinistra scende, quella a destra sale, indubbiamente visto che di fronte a voi si erge la maestosa Rocca Salvatesta, prenderete a destra e salite, salite, fino a quando avendo ai lati la Rocca, vedrete un piccolo sentierino a destra che sale, non lo prendete, perché finirete nel non capirci più nulla; proseguite diritto fino ad arrivare ad una staccioanata, fermatevi, riposatevi, prendete fiato, perche costeggiando a filo la staccioanata, inizierà la salita verso la base di Rocca Salvatesta.

Questa salita dura una ventina di minuti circa, a seconda del proprio passo, arriverete alla base della Rocca, qui molto materiale franato costeggia il contorno della base.

Per l’ascesa alla Rocca, bisogna semplicemente una volta arrivati alla base, guardarsi di fronte, e cominciare a salire, seguendo una traccia di sentiero naturale a zig zag molto visibile, scavata nel tempo dal passaggio delle capre, dagli escursionisti, dall’erosione degli agenti atmosferici, non sembra semplice la ascesa alla rocca, ma invece è semplicissima, bisogna solamente mantenere il proprio passo con i propri tempi, non avere fretta.

Durante la ascesa, capirete che siete sulla retta via, perché qualcuno intelligentemente ha tracciato la direzione sulle rocce, attraverso lo spray rosso, segno convenzionale escursionistico che indica la retta via.

Dopo venti minuti di salita, capirete dalla stanchezza, che state giungendo in vetta, qualche metro prima dell’arrivo, sulla sinistra una statua della madonna sotto una rocca, anticipa il lieto fine della salita!!!!!

Una volta giunti in vetta, spettacolo, troverete una croce, simbolo di una processione estiva che, si tiene nel vicino paese di Novara di Sicilia, legata al culto della madonna e rispetto che ha la gente verso la Rocca, nella protezione che ella ha dato nel tempo, salvaguardandoli e proteggendoli da intemperie, pirati, leggende e tradizioni varie, legate al territorio e alle varie dominazioni avute in Sicilia.

A proposito di leggende, ne descrivo una, prendo spunto da un testo molto approfondito su Rocca Salvatesta del Prof. Francesco Prestipino, una leggenda narra che sulla rocca esisterebbe un tesoro che chiunque potrebbe recuperare, se nell’arco dell’intera giornata facesse: prendere del lino, filarlo, annasparlo, distenderlo al telaio e tesserne un mantile. Indi deve prendere del grano, portarlo al mulino, farlo macinare, poi impastare la farina, fare una focaccia, riscaldare il forno, far cuocere la detta focaccia, avvolgerla nel mantile e andare a Salvatesta, compiendo tutte queste operazioni, si otterrebbe l’ambito tesoro.

Dopo aver descritto ampiamente l’itinerario, non posso congedarmi, senza aver descritto la geologia di Rocca Salvatesta, i Monti Peloritani rappresentano le Montagne più vecchie della Sicilia, proprio per questo motivo bisogna evidenziarne l’importanza.

Le varie cime dei Monti Peloritani strutturalmente e stratigraficamente, non hanno la stessa composizione, tutto ciò è dato essenzialmente da movimenti regionali, quindi pieghe, faglie, che hanno interessato questi rilievi.

I monti Peloritani rivolti verso la costa tirrenica hanno una composizione prettamente cristallina, terreni poco permeabili costituiti da graniti, gneiss e filladi. Mentre le zone che segnano il limite di contatto con i Monti Nebrodi, hanno un basamento più argilloso, su queste poggiano calcari mesozoici (200 milioni di anni).

L’unita stratigrafica (successione di rocce) che costituisce rocca Salvatesta è l’unità Fodachelli; questa è costituita da un basamento epimetamorfico pre – alpino dato da filladi, geometricamente interposta tra la sottostante unità Longi – Taormina e la sovrastante unità Mandanici. Su questo poggia un lembo di copertura cenozoica.

Il basamento è fatto da filladi, metareniti, quarziti e rari calcari cristallini, nelle metareniti sono state distinte 2 fasi, la prima, che costituisce la foliazione (stratificazione delle rocce), è legata a pieghe isoclinali, in cui sono ancora visibili relitti di cerniere, ed è definita da sericite, clorite, quarzo. La seconda che produce foliazione regionale è legata a un clivaggio (separazione) dato da letti di sericite, clorite e grafite.

In termini spiccioli la mitica montagna dolomitica, così definita da molti, da un punto di vista geologico è cosi costituita: il basamento è composto da filladi (rocce metamorfiche) di orogenesi ercinica; lo strato successivo è composto da una superficie di erosione post – ercinica, seguita da conglomerati di origine marina, derivanti da erosione di antiche spiagge, quindi da antiche filladi compattate; lo strato successivo è costituito da marne arenacee, infine, la rocca è formata da calcari compatti del Lias (204 milioni di anni), che, nel corso dei milioni di anni, hanno subito l’erosione degli agenti atmosferici, che hanno conferito a questa particolare forma.

Altro aspetto essenziale da non sottovalutare e quello vegetale, i monti Peloritani posseggono lembi di zone boscose molto belle e abbastanza salvaguardate e curate; durante l’itinerario potrete scorgere piante di Carciofo selvatico, di Ginestra odorosa, di Carlina hispanica, lunghi tratti sono ricchi di felci, classica è la Felce aquilina, questa è la tipica vegetazione che cresce a queste altitudini, in questi suoli e in condizioni di degrado, causato dal pascolo;  l’ingresso del sentiero è ricco di pini, una essenza abbastanza tipica del territorio siciliano; non mancano alberi tipici come Noccioli, Faggi, Robinie.

Questi monti Peloritani, poco conosciuti ed apprezzati, in realtà sono delle emergenze ambientali di elevato pregio paesaggistico e naturalistico, vi invito a visitare Rocca Salvatesta alias Rocca Novara, e non tralasciare le altre vette con tutte le loro particolarità, legate a culto e fede.

Per info ed escursioni. Aristide Tomasino – 3407145784 – aristidetomasino@gmail.com

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