Il cuore sotterraneo di Catania

Mio padre e il padre di mio padre piantarono qui la loro tenda prima di me … Da dodici secoli i veri credenti – e Dio sia lodato, essi soli posseggono la vera saggezza – si sono stabiliti in questa contrada e nessuno di essi, né di quelli che vennero prima di loro, ha mai sentito parlare di un palazzo sotterraneo. E guarda! Viene un franco da una terra distante molti giorni di viaggio e va diritto sul posto e prende un bastone e traccia una linea di qua e l’altra di là. «Qui – dice – è il palazzo, e là – dice – è la porta» e ci mostra ciò che per tutta la nostra vita è stato sotto i nostri piedi, senza che ne sapessimo nulla. Meraviglioso! Meraviglioso! Hai appreso questo sui libri, per magia o attraverso i vostri profeti? Parla, o bey! Dimmi il segreto della sapienza!
Discorso dello sceicco Abd-er-Rahman all’archeologo inglese Austen Henry  Layard

Un episodio dell’epoca eroica dell’archeologia, che probabilmente si è ripetuto in ogni età, e in ogni terra in cui abbia operato un archeologo: la stessa incredulità devono aver provato i contadini anatolici osservando Heinrich Schliemann nelle sue avventurose ricerche dell’antica città di Troia o gli operai egiziani davanti ai cui occhi brillarono per la prima volta le ricchezze scoperte da Howard Carter nel sepolcro intatto del Faraone Tutankhamon.

Anche la Sicilia ha vissuto le sue pagine eroiche nell’archeologia, che portano soprattutto il nome di un personaggio che – come nel testo da cui siamo partiti –  veniva da lontano, da quella Rovereto che quando egli nacque ancora non faceva nemmeno parte dell’Italia. E chissà se qualche contadino siciliano rivolse a Paolo Orsi le stesse ammirate parole dello sceicco, o piuttosto non si lamentò perché gli rovinava il suo campo per cercare pietre vecchie.

Così tuttavia fu scritta forse la pagina più importante della ricerca archeologica nella Sicilia orientale.

Gli archeologi dunque sono come abili lettori, che prendendo in mano un libro di cui noi non avevamo visto sempre se non la copertina, lo aprono con rispetto e con un atteggiamento quasi sacrale davanti ad un pubblico che da quel momento diverrà partecipe di una storia – della propria storia – di cui scopriranno pagine affascinanti e intriganti, che una dopo l’altra contribuiscano a piantare nuovi tasselli nella conoscenza condivisa del proprio territorio.

Questa è anche la missione che ci siamo prefissi, nel guidare i nostri aderenti attraverso il piacere di riscoprirsi turisti nella propria città, e la sorpresa di scoprirne le meraviglie nascoste dentro le pagine di un libro antico quasi tremila anni.

La città antica che continua a vivere sotto i nostri piedi, sopravvissuta a eruzioni e terremoti, infatti è occultata ma mantiene intatte le sue monumentali architetture, raccontando storie affascinanti e misteriose.

Ad esempio l’anfiteatro di Piazza Stesicoro, “Catania vecchia”, di cui ogni buon catanese conosce la leggenda metropolitana della scolaresca dispersa, ma possibilmente ignora che si tratti dell’anfiteatro che poteva vantare la seconda arena dell’Impero per ampiezza, secondo solo al Colosseo.

Un edificio monumentale che ci conferma quello che già sappiamo dalle fonti, cioè della preminenza di Catania nel panorama siciliano in età romana, seconda solo a Siracusa con cui condivide anche il primato nella diffusione del Cristianesimo. Le città della costa infatti sono per loro stessa natura le prime in cui si diffondono le nuove idee provenienti da est, sanciti dalla testimonianza resa con il sangue dai martiri, Agata ed Euplo a Catania e Lucia a Siracusa.

Una città Catania che galleggia sul fuoco dell’Etna, ma nelle cui vene sotterranee scorrono le misteriose acque dell’Amenano, che ne alimentavano i numerosi complessi termali da quelli più imponenti come quello le Terme Achilliane, che si estendevano sotto tutta piazza Duomo, riccamente decorati con stucchi e marmi, a quelli più piccoli come le Terme dell’Indirizzo, complesso meno monumentale ma molto utile e interessante per capire l’articolazione degli ambienti di questi veri e propri centri benessere dell’antichità.

Queste storie, questi monumenti fanno parte della memoria storica della nostra città, sempre più labile e dimenticata, nascosta dal velo della noncuranza molto più che dagli edifici della città moderna che vive frenetica sopra le antiche architetture.

Spingere i catanesi a riscoprirla è il principale obiettivo della nostra azione, e la partecipazione massiccia che segue sempre queste nostre passeggiate – e che in maniera ancora più straordinaria abbiamo potuto registrare nella passeggiata di domenica scorsa – è la migliore risposta a chi sottovaluta la fame di cultura che c’è nella nostra città, e la migliore spinta – speriamo – per una migliore gestione e valorizzazione di tali siti.

Che ognuno dei partecipanti alle nostre passeggiate, consapevole del valore storico e culturale del patrimonio artistico della città, se ne senta custode e testimone, lo mostri orgoglioso al turista e impari a rispettarlo e a farlo rispettare.

Allora avremo compiuto la nostra missione.

 

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