MONTE FONTANE E GROTTA DELLA NEVE… la nota del naturalista

Il sentiero a piedi verso Monte Fontane
Questa tappa escursionistica rappresenta un itinerario suggestivo per potere ammirare ciò che la natura nel corso del tempo ha creato, la valle del Bove. Il sentiero inizia dinanzi al rifugio Pietracannone, cosi definito per la forma particolare che lava assume durante il raffreddamento nello sciogliere tronchi di alberi, tali da consentirgli una forma simile a un cannone.
10 minuti di camminata si arriva agli imponenti campi lavici formatisi dalle colate del 1950/51 e del 1979. Lave ancora giovani, in esse si nota la sparuta presenza dei licheni, risalendo e costeggiandole si vede già in lontananza il monte Fontane, attraverso un sentiero ben evidente si percorrono circa 1,5 Km, fino a giungere davanti a una ripida salita sulla destra, in un paio di minuti si arriva al masso di Monte Fontane dal quale è impareggiabile la visione della Valle del Bove. Dentro il mare nero della valle si esalta Monte Calanna (a sud), dagala a 1325 m., separato dal Monte Zoccolaro (1739 m.) dal caratteristico Salto della Giumenta. Si vede benissimo la colata che nel 1992, oltrepassando appunto il Salto della Giumenta, arrivò alle porte di Zafferana. Questa lingua di lava presenta un colore più scuro rispetto alle altre. Volgendo lo sguardo verso ovest, spiaccicato sulla parete di Serra delle Concazze, si vede il caratteristico monte a forma di dente di Rocca Musarra, altra dagala verde nel mare nero della Valle del Bove. In direzione, ma più vicino (sotto Monte Scorsone), ecco Rocca Capra. Un occhio lungo può anche acchiappare, in alto a sudovest (quasi frontalmente), la Schiena dell’Asino, margine meridionale della valle. Il mare, fedele compagno del viaggiatore che è arrivato in Sicilia, splende ad est.

LA GROTTA DELLA NEVE

La grotta si trova nel Comune di Sant’Alfio, in contrada Piano delle Donne, nel versante nord orientale del vulcano, ad una quota di 1545 m s.l.m, e si sviluppa in una colata preistorica, ricoperta da un fitto bosco.
Si tratta di una breve galleria di scorrimento lavico (lava tube) la cui singolarità consiste nell’uso che l’uomo ne ha fatto in un recente passato.
L’assetto naturale della grotta, infatti, è stato in parte modificato per trasformare la galleria di scorrimento in un deposito per la neve (niviera). Tale modifica sarà avvenuta nel secolo XVIII, come testimonia la data 1776 incisa nell’architrave lapideo di uno dei due ingressi. Le trasformazioni sono consistite nel parziale spianamento del pavimento, nella costruzione di una serie di gradini sul basamento del secondo ingresso e particolarmente nella accurata escavazione di tre pozzi artificiali che fanno comunicare l’intera galleria con l’esterno. Questi pozzi servivano per immettere la neve nella cavità, oramai trasformata in neviera.
Le neviere erano un tempo assai frequenti nelle medie quote del vulcano; infatti il commercio della neve costituiva un cospicuo cespite di guadagno per le genti del luogo.
Questa versione che voleva la grotta destinata ad un uso truffaldino, è stata accettata da tutti, fin quando un pubblicista speleologo non riconobbe la nostra cavità in un dipinto (Grotte à la néige), di un famoso viaggiatore e pittore del settecento (Jean Houel), in cui si vedono chiaramente squadre di faticanti che trasportano balle di neve.

Aristide Tomasino

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