C’ERA UNA VOLTA POLLON…

Carissimi amici, bentornati… ricordate Pollon? La figlia di Apollo che portava sempre scompiglio sull’Olimpo? Beh quella che vi racconto oggi è una delle sue avventure meno conosciute, sfuggita ai creatori del cartone animato…

“Sulla cima dell’Olimpo c’è una magica città
gli abitanti dell’Olimpo sono le divinità
poi lì c’è una bambina che ancora dea non è
è graziosa e birichina Pollon il suo nome è…”

Ma dove sarà oggi la nostra Pollon, quella dolce tenera bambinetta che combina solo guai?
Beh, che lo crediate o no, Pollon e tutti gli dei in questa avventura sono andati in trasferta, hanno cambiato montagna e dall’Olimpo si son trasferiti sull’Etna…
Il sabato, infatti, era il compleanno di Efesto che ha organizzato una megafesta per tutte le divinità, affittando per l’occasione l’antro del ciclope Polifemo che – ça va sans dire – è molto più spazioso del suo, e anche meglio fornito di beveraggi… Fra gli invitati anche molte interessanti ninfette, per la gioia di quel pomicione di Zeus e l’ira funesta di Era, che prevedendo gli sviluppi (non per nulla è una dea) aveva portato con sé una dose tripla di fulmini.

Morale della favola dopo questa festa, secondo voi quel pigrone di Apollo riuscirà mai a compiere il proprio dovere, e portare il Sole in cielo sul suo carro??? Assolutamente no… Nonostante le urla e gli schiamazzi di Aurora, la sbronza della sera prima con l’ottimo vinello dell’Etna ha lasciato il segno, e Apollo è praticamente in coma…

Ma che problema c’è? Proprio mentre ad Aurora stavano per saltare le tonsille fuori dalla gola dalle urla, ecco arrivare la piccola Pollon, canticchiando la sua solita orribile canzone, e insieme a lei quell’uccellaccio di Eros in cerca di nuove prede da far innamorare…
In men che non si dica, e nonostante le proteste di Eros, Pollon si appropria del carro del Sole e si impenna verso la volta celeste… L’ha rubato tante volte il carro al suo paparino, che ormai è una professionista…giunta a destinazione si rilassa e si mette ad esplorare un po’ la terra sicula che si apre sotto di lei…
Il suo sguardo viene subito catturato da una turba di personaggi che, guidati da un omino che somiglia incredibilmente al suo amico Eros, si apprestano a dar l’assalto al Vulcano… Incuriosita la piccola peste li segue lungo il versante nord della Montagna e dalle parole dell’omino, che scopre essere molto più saggio del suo amico Eros, impara che questa montagna è più vecchia anche di suo nonno Zeus!!!

Stava giusto pensando questo, quando Pollon vede proprio nonno Zeus e il suo paparino Apollo che, ancora un po’ barcollanti, corrono urlando attraverso il cielo… “Non ho fatto niente di male stavolta” si difende la piccola…e stavolta ha pure ragione… Il problema è un altro…
Vedi Pollon – le spiega nonno Zeus – quegli umani sono diretti verso l’Antro di Polifemo, proprio dove ieri c’è stata la nostra festa… Dobbiamo impedire che ci arrivino!!!
Pollon era dubbiosa, quel gruppo le aveva fatto subito gran simpatia, ma Zeus le spiegò i motivi che lo spinsero a questa grave decisione.
Il problema era che il vinello dell’Etna, scorso a fiumi la notte prima, aveva condotto dei, semidei, ninfe ed eroi in condizioni anche peggiori di quelle che avevano impedito ad Apollo di svolgere il suo compito e per salvaguardare quel che restava dell’onore delle divinità olimpiche bisognava che nessun umano li scoprisse in fase post sbronza…
Dioniso era stato avvistato l’ultima volta mentre faceva il gioco del fazzoletto con Poseidone, Afrodite si era svegliata con i capelli blu, Artemide si era ritrovata un tatuaggio, in un posto davvero strano, che raffigurava Marlon Brando vestito da Marcantonio… di altri avevano proprio perso le tracce…

Così seppure a malincuore, perché anche a lui quel gruppo faceva simpatia, Zeus su consiglio di Ulisse – che non si faceva mai i fatti suoi – lanciò i suoi strali contro la carovana, con tuoni lampi fulmini saette e grandine…
Bagnati come pulcini gli umani capirono l’antifona e tornarono indietro…

Ma Pollon mandò loro il suo famoso incantesimo…

“Sembra talco ma non è
serve a darti l’allegria,
se la mangi o la respiri,
ti dà subito l’allegria!”

Lasciamo perdere ulteriori considerazioni sulla polverina in questione… I reduci scampati al nubifragio la assaporarono sotto varie forme…cioccolata spacciata da Matilde, burrosissismi biscotti preparati dalla sapienti mani della zia Marina, pillole misteriose assunte da Oreste… fatto sta che comunque l’incantesimo sortì il suo effetto, perché il gruppo, che stava per cedere alla disperazione, ringalluzzito dal sole che tornò nuovamente a riscaldarli, si rimise in marcia cambiando meta.
Così, sempre sotto la sapiente guida del Tomasino, rivolsero la propria esplorazione ai crateri che celebrano il genio e rendono immortale nella natura che fu la sua casa, il nome di Wolfgang Sartorius von Waltershausen.
Infine, lasciando perdere la grotta di Polifemo e gli dei sbronzi che la popolavano, scesero in una cavità più piccola ma non meno affascinante, dove nei secoli passati avreste potuto vedere un via vai di monaci e mercanti che smerciavano la neve in essa conservata…

Intanto la giornata stava per volgere al tramonto, e Apollo che aveva appena smaltito la sbornia, raggiunse la figlia per riportare a casa il sole e darsi il cambio con la sorella Artemide… e mentre si allontanavano Pollon era talmente contenta che si rimise a cantare… “Sono la figlia di Apollo… sono la figlia del dio del Sole…
Ecco così spiegato anche quel piccolo acquazzone che ha accompagnato la fine della giornata per i nostri gitanti giniusi!!!…
Ma in fondo Pollon aveva ragione di essere orgogliosa e contenta… stavolta il danno l’hanno combinato quegli ubriaconi degli altri dei!!! E’ proprio vero amici… a volte i grandi sono peggio dei bambini…

Intanto i simpatici gitanti, son tornati a casa e ai parenti che al loro ritorno hanno chiesto: Ma chi ha mandato tutta questa pioggia? Essi rispondevano… “Nessuno!!!”

Alla prossima, e visto che Pollon è stata nominata dea della speranza, ci affidiamo a lei perché tenga a freno i fulmini del nonno Zeus!!!

Matilde

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