UNA PAGINA QUASI BIBLICA…

DAL LIBRO DELL’ESODO SECONDO MATILDE

1.
In quel tempo, vivevano in Sicilia un gruppo di uomini e donne che avevano votato la propria vita alla cultura e alla natura e che ciclicamente, indossati i panni di umili viandanti, si avventuravano lungo le strade polverose delle contrade un tempo popolate dai siculi e dai sicani, dai greci e dai romani, da arabi e cristiani…
Essi andavano in giro predicando la salvezza e la rinascita della natura e della cultura, nel nome della bellezza, evocando dal suo grande e nobile passato, dalla sua fertile e rigogliosa natura il futuro della propria terra…
E così accadde un giorno che costoro predicarono una nuova crociata, alla scoperta di un luogo mistico e pieno di fascino, laddove le acque scaturite dalla purissima sorgente rendevano fertile una vallata aperta e verdissima.
Essi non tralasciarono nessun mezzo di comunicazione, da internet al piccione viaggiatore per diffondere il proprio appello, e con spirito di abnegazione ognuno con il suo stile e con le proprie parole, ora più tranquille e penetranti, ora più violente e d’impatto, andarono predicando lungo le strade, reali o virtuali.

2.
Nel giorno in cui i predicatori avevano fissato la partenza della nobile spedizione – e significativamente scelsero la piazza dedicata al grande Buonarroti – essi si ritrovarono di buon ora (più o meno) attendendo gli adepti. E avvenne che come le mosche al miele, come le tartarughe alla lattuga, come le moschitte ad una maglietta gialla… così da ogni parte della città liotrica accorsero donne, uomini, bambini di ogni età ed anche un simpatico cagnolino… tutti sensibili alle ragioni della crociata proposta.
Ed ancora altri adepti i quattro nobili predicatori ne raccolsero in ogni villaggio attraversato dalla comitiva lungo il percorso.

3.
Ed ecco avvenne che la carovana si mise in movimento e si avviò, come un biblico esodo, lungo le strade etnee, attraversando campagne e città, incontrando pecore e bovi, lungo le tortuose strade che stringono come una cintura il maestoso mongibello, per poi deviare verso i monti un tempo popolati dai cerbiatti e spingersi ancora oltre, fino ad intraverdere all’orizzonte le felici isole regno di Eolo.
Nulla valse a fermare gli intrepidi e fervidi giovani… non gli ostacoli posti dalla natura, non quelli posti da mezzi meccanici messi duramente alla prova, non la stanchezza del lungo viaggio. Ci furono momenti in cui quasi disperarono di arrivare, in cui la strada che si apriva davanti al loro sembrava una lunga sequenza di curve senza fine…

4.
Attraversarono paesi e superarono le montagne, svoltarono lungo strade polverose ed infide… ma giunsero infine alla loro meta, laddove cominciava il sentiero che concludeva e portava al culmine il percorso iniziatico intrapreso.
Scesi dunque dalle macchine, intrapresero l’arduo cammino, seguendo la sicura guida del guru di ogni escursione naturalistica, il divino Aristide.
Ancora la sorte si accanì contro di loro, ma essi non cedettero e salirono e discesero, e salirono di nuovo. Dietro ogni angolo si celavano nuove insidie e tranelli, come una fonte d’acqua che apparve come un miraggio ai pellegrini… alcuni non si posero troppe domande e , nonostante gli appelli alla prudenza lanciati con spirito umanitario dal saggio Oreste, vinti dall’arsura non guardarono lo strato di melmaglia verde fosforescente che ricopriva l’acqua stagnante…
Ritemprati da queste acque “magnesiche” – come disse il guru Tomasino – essi proseguirono il loro duro percorso, finchè al di là di una ripida parete di roccia non cominciarono a sentire il suono, per loro festoso e provvidenziale, delle fresche acque che da grande altezza precipitavano a valle, calmando immediatamente la loro irruenza in un placido laghetto.
Qui i pellegrini si tuffarono, bagnandosi e ritemprandosi dopo il lungo peregrinare…

5.
Così, quelle che dovevano essere le ore più torride del pomeriggio essi le passarono immersi nella frescura delle dolci e limpide acque, protetti dalla fresca ombra dell’alta parete che li sovrastava. essi immersi nel torpore delle ore pomeridiane, cullati dal frangersi delle acque e protetti dai caldi raggi del sole, e distratti dalla piacevole compagnia non si resero conto del trascorrere del tempo…
Ma venne, ineluttabile come un fatale destino, l’ora di ritornare sui propri passi e la carovana si rimise in movimento. Ecco che però si verificò una scena singolare: lungo l’arido sentiero una lunga scia di auto si snodava ordinata, mentre due uomini a piedi sembravano guidarle come i pastori guidano il gregge…
Superato questo nuovo e non ultimo ostacolo, le auto presero diiverse destinazioni… chi preferì ripercorrere le strade, tortuose ma brevi, già sperimentate all’andata, e chi invece preferì esplorare nuove lande, seguendo un percorso più lungo ma più agevole.
Fu così che dopo 13 ore di peregrinazioni attorno al vulcano, per diverse strade, in diversi modi e con diverso spirito, i pellegrini ritornarono al luogo in cui un sole ancora giovane li aveva salutati, li ora fecero ritorno stanchi ma soddisfatti quando ormai la luna dominava la volta celeste.

Anche stavolta al missione dei predicatori dell’ambiente e dell’arte si era svolta, e ancora una vola la lunga giornata aveva portato i suoi frutti di conoscenza e aveva ritemprato fisicamente e spiritualmente coloro che sensibili avevano accolto l’appello aquesta nobile crociata.
Altre tappe saranno presto proposte dai giniusi pellegrini… ascoltate con cuore aperto le loro voci!!

Pace e bene.

Matilde
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