Il Ratto delle Sasizze

Eccomi…finalmente scrivo anch’io.

In realtà trovo il tempo solo per caso e perché sono impossibilitato a far altro, ma volevo rispondere alle provocazioni di quelli che “…ma nel blog scrive solo Mati?”. E adesso? Eccomi qui con alcune considerazioni in merito a quella che verrà ricordata come la nostra penultima “esperienza culturale”… per quest’anno!!!! Infatti si, avete capito benissimo, anche se vorreste aver capito male: l’avventura continuerà e siamo già al lavoro affinché ciò sia possibile, ma, come sempre, abbiamo bisogno di voi, di un vostro contributo. Ma quanto siete venali, non parlavo di vil denaro, ma di qualcosa di ben più prezioso, anche se al mercato attuale è in ribasso: le idee.

Siamo in fase di programmazione per il prossimo “Programma Catania Giovani 2009” e vorremmo qualche suggerimento. Non che lo seguiremo, ma è tanto per illudervi di farvi partecipare attivamente. In realtà saremmo felici di riuscire a stilare una sorta di classifica di argomenti, luoghi, tematiche da volere (e potere!) analizzare, sviscerare e criticare nel prossimo anno. Insomma proponeteci delle ipotesi di escursioni o di itinerari o luoghi di cui avete solo sentito parlare e avreste sempre voluto vedere… per tutto il resto ci siamo noi.

La seconda questione che vorrei sottoporre all’attenzione di quanti, ormai credo pochi, leggano queste poche righe è abbastanza scabrosa. Ragion per cui preferirei che chi non se la sentisse abbandonasse subito questo blog, perché sono in procinto di trattare un tema di attualità sul quale, mentre vi scrivo, stanno dibattendo su tutti i media (proprio ieri Marina era da Vespa a parlarne e so, da fonti ben informate, che la prossima settimana Ari farà una comparsata da Santoro): “Il mistero delle salsicce di Floristella”.

Il ratto delle Sabine_1799_Louvre

Per coloro che non leggono i giornali o che fossero stati assenti all’escursione del 16 novembre, di seguito proporrò un breve sunto dei fatti, così come ci sono stati descritti da una nostra informatrice di cui non posso fare il nome e che, per comodità, indicheremo con uno pseudonimo inventato per l’occorrenza: “La Capo” .

Ma torniamo alla fredda e cruda cronaca dei fatti. Dopo una meravigliosa escursione mattutina al Parco Minerario Grottacalda di Floristella, capitanata dall’immarcescibile Aristide (noto alla popolazione indigena anche come “L’uomo delle miniere”), l’approssimarsi dell’ora di pranzo e le fatiche fisiche conseguenti dovute alla scarpinata hanno compromesso l’unità del gruppo di intrepidi visitatori, determinando uno scisma paragonabile soltanto a quello “dei Tre Capitoli”: da una parte i “bella la cultura e la natura ma ora inchiemuni ‘a panza”, dall’altra i “ora ca vinni ‘cca mi vidu tutti cosi, mancu su moru”. Le due fazioni, nonostante i vani tentativi del salomonico Oreste (parlo di me in terza persona… sono i prodromi della follia), mai prima d’ora visto in queste vesti da paciere, hanno deciso di lasciarsi mestamente e soddisfare separatamente le proprie personali smanie, culinarie o avventurose. Detto fatto… in poco meno di un istante il divorzio si consuma e i manipoli si separano diretti verso nuovi, ma differenti, orizzonti.

Sui luculliani banchetti agrituristici del gruppo dei Trimalcioni nostrani pochi possono testimoniare essendo sopravvissuti alle oltre mille portate differenti imposte agli ignari ed incolpevoli commensali (per avere un’idea di un simile pranzo la bibliografia rimanda a “Le Dodici fatiche di Asterix”, lungometraggio animato del 1976). Nonostante le rimostranze di alcuni dei membri del gruppo (stavolta i nomi non li faccio davvero), che in ogni modo cercavano di impedire un tale spreco di pietanze, uno stillicidio di sapori e gusti che si affollavano sulla tavola e, una frazione di secondo dopo, sui palati dei convitati, il pranzo di Mannechenpix proseguiva senza soluzione di continuità.

Fatto sta che mentre un gruppo pascolava allegramente, l’altro pascolava e basta, o almeno ci provava, fra le stoppie, senza cibo né acqua, alla ricerca non della terra promessa ma dei forni Gill, guidati non da Mosè ma da Aristide (per carità Ari senza offesa, ma quello apriva le acque…) e con una guest star d’eccezione l’Ing. Condorelli, franco tiratore del Gruppo mangereccio e, da domenica, nostra mascotte ufficiale (Grazie Giovanni, il tuo coraggio nel volerci seguire ad ogni costo, in ogni posto rimarrà per sempre nei nostri ricordi). Decimati dalla fame e ridotti all’incoscienza dalla stanchezza, trovata una radura al limitar della selva oscura i nostri, soprattutto i più disperati, hanno messo in atto una rivoluzione del cibo e del concetto di proprietà attuando alcuni tentativi di comune da far invidia a H. de Saint Simon. Morale: democratica divisione dei pani e dei panini… alcuni venuti senza cibo hanno mangiato più di quanto non avessero mai fatto. Peccato che i dolci scarseggiassero comunque.

Mentre la tragedia comunista si consumava al gelo del bosco di Floristella, “provvida venne una man dal ciel”. Due anime pie del gruppo “abbufFAIta”, memori di aver abbandonato ad incerto destino figli, parenti e conFAInei del gruppo adventure (o sVenture), presero la decisione di intercedere presso l’oste per guadagnar qualche avanzo da portare ai piccoli affamati. Rischiando dunque il linciaggio da parte di coloro i quali, seppur seduti a mensa, eran rimasti quasi digiuni a causa dell’esiguità delle provviste (soltanto 27 piatti signori miei!!!), riuscirono ad eludere i controlli e contrabbandare un modesto recipiente colmo di carne insaccata, volgarmente detta “sasizza”.

L’agognato nutrimento sarebbe giunto tra la bavose fauci dei poveri malcapitati giovani Fai, ma d’un tratto, come in ogni incubo che si rispetti, all’improvviso l’impensabile: nel corso di pochi interminabili istanti , un oscuro e tuttora ignoto figuro, perpetra il più abominevole atto che sia possibile ricordare dopo l’uccisione di Abele, il FURTO DELLE SASIZZE!!!! Il “cacciatore di sasizze”, questo è soprannome che i testimoni gli hanno affibbiato, eludendo l’attenta guardia de “La capo” con astuzia ha sottratto il desiato involto e l’ha trafugato. Il delitto perfetto. Nessun testimone, nessuna traccia, nessun indizio. Accortisi dell’ingiustificabile furto, dell’osceno atto, lo sgomento si è impadronito dei cuori dei poveri ex-mangioni che, tornati al Parco hanno denunciato l’accaduto. Inutile raccontare lo scoramento e i gemiti seguiti al triste annunzio…

Attualmente la sezione distaccata del CSI Enna si sta occupando dei rilievi in loco ma, ci spiace dirlo, le autorità brancolano nel buio. Tutto ciò che è in nostro potere è stato tentato, da ultimo questo accorato appello: chiunque di voi avesse sospetti, notizie, informazioni, non esiti a scrivere e, in forma assolutamente confidenziale, pubblicheremo ogni vostra parola sul sito.

Al ladro, poiché non son solito serbar rancore, auguro una vita lunga… e dolorosa! Debba egli o ella patir la fame e la sete a giorni alterni, mentre nei rimanenti il rimorso lo divori e le maledizioni nostre possano raggiungerlo e annientarlo in ogni dove. Auguro a lui di incontrare Aristide ad una conferenza sull’Etna e rimaner chiuso dentro la stanza impossibilitato ad andar via, gli auguro di scoprire la ragione per la quale le candide Mati e Marina sono altrimenti note come FAIne. E infine gli auguro di trovarsi a passare di qui… “U Scannuuuuuu!!!!!!”, come soleva sussurrare Caramazza ad Aclà…

Saluti

Oreste

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